In breve

IL PIANO ENERGETICO AMBIENTALE REGIONALE

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Con la riunione di oggi proseguiamo il ragionamento avviato il 10 ottobre. La preparazione del convegno del 4 novembre prossimo ci ha imposto di accelerare i tempi ed io voglio sottolineare che la nostra discussione, quella del 10 e quella di oggi, non è solo sugli specifici argomenti che andiamo affrontando, dell’acqua, dei rifiuti o del futuro Piano energetico ambientale, ma è in effetti su un nuovo modello di sviluppo per la nostra regione.La strategia è quella dello sviluppo sostenibile. Sostenibile sul piano ambientale, per consentire alle generazioni successive alla nostra di avere le nostre stesse opportunità. Sviluppo sostenibile sul piano sociale, perché i costi di esso non finiscano col ricadere solo su alcune categorie di persone, siano essi abitanti del terzo e quarto mondo, siano essi precari, disoccupati o pensionati. Sviluppo sostenibile sul piano economico perché le scelte siano effettivamente realizzabili.Sarebbe stato più facile per noi fare una valutazione su un Pear presentato dal governo Regionale, e sicuramente la nostra non potrà che essere una discussione di avvio del dibattito al nostro interno, che dovrà coinvolgere tutta la nostra organizzazione. Tuttavia ritengo estremamente utile questo anticipo di discussione rispetto alla presentazione del Piano, che non appare imminente (l’impegno nella Conferenza dei Presidenti delle regioni era per la fine del 2002), perché ci consentirà di andare oltre la mera rivendicazione del Pear e di avviare iniziative entrando nel merito delle questioni che è urgente definire, a partire da quelle per la definizione di Piani energetici ambientali nel territorio, coinvolgendo così anche le istituzioni locali nell’azione di pressione nei confronti del Governo Regionale.I BLACK-OUTLe interruzioni del servizio elettrico di luglio e di settembre hanno evidenziato i limiti del sistema elettrico italiano ed europeo. Il primo non fu black-out ma riduzione programmata delle utenze interrompibili e di altra utenza, essendo vicina la soglia di sicurezza, in presenza di grande domanda in Italia a causa del gran caldo, ed indisponibilità dell’energia di importazione in relazione ai contratti vigenti con la Francia.Il secondo, un vero e proprio black-out originato da una interruzione accidentale del collegamento con la Svizzera, favorito da possibili errori da parte dei Gestori della rete, dalle notizie di ieri pare sia stato quello svizzero, e dal cattivo funzionamento dei sistemi di protezione.La liberalizzazione incompiuta La mia convinzione è che l’attuale situazione del sistema elettrico italiano non dia alcuna sicurezza. Il processo di liberalizzazione, avviato dal governo di centro sinistra, è stato bloccato, ed in alcune parti stravolto, dal governo Berlusconi senza sostituirlo con niente (abolizione dell’acquirente unico, mancata realizzazione della borsa elettrica, attacchi all’Authority, mancata regolamentazione di tutti gli aspetti connessi al servizio elettrico, alla sua sicurezza, alla sua continuità di erogazione ecc.). Per cui tutta una serie di delicate funzioni che prima venivano svolte automaticamente dell’azienda pubblica monopolista, oggi non è stabilito da chi debbano essere svolte, e con quale corrispettivo. Tutto è lasciato all’intraprendenza degli operatori del GRTM e alla buona volontà di quello che resta dell’ENEL, azienda ancora a maggioranza pubblica e principale produttore italiano.Il ritardo di riavviamento di molti impianti è stato causato dalla cattiva manutenzione che ha determinato il mancato funzionamento di servizi ausiliari (es. batterie Anapo), di sistemi di avviamento (aria compresa Trapani), dei sistemi di comunicazione e di telecomando. Ma difficilmente a ENEL-P o a qualunque altra delle nuove società che operano nel mercato elettrico si riuscirà a fare pagare penali.Anche la stessa questione su chi deve produrre nelle fasce orarie e nelle giornate nelle quali il costo del chilovattora non è ritenuto sufficientemente remunerativo, deriva del fatto che il produttore può anche inventarsi un avaria per tenere fermo l’impianto, tanto non sono previsti ne controlli né poteri sanzionatori in capo al GRTN. Solo così si può spiegare la consistente importazione di energia in una notte, per di più prefestiva, che in definitiva sta alla base del black-out.Il quadro è completato in Sicilia dall’atteggiamento della Regione che non ha alcuna cognizione del ruolo che è chiamata a svolgere in materia di programmazione e controllo nel settore elettrico, fin dall’inizio del processo di liberalizzazione, e ancora di più dopo la riforma del titolo V della Costituzione. A maggior ragione in Sicilia dove ancora pesanti sono i limiti infrastrutturali: mancato raddoppio del collegamento con la rete nazionale, inefficienza della rete di distribuzione ecc..Anche per questo la vicenda del blocco del processo di privatizzazione di Siciliana Gas e Sarcis. da parte del Governo regionale, perché a suo dire vorrebbe mantenere il controllo sull’energia in Sicilia (sic!), assume contorni grotteschi. Peraltro facendo ricorso allo strumento ormai obsoleto della Golden share, non giustificabile in una aziende non monopoliste che operano in mercati già regolamentati.Anche per l’energia un mercato unico Oltre a quello italiano anche il sistema elettrico europeo si trova a metà del guado. Se il mercato europeo è unico, unica la moneta, perché non si pensa anche al mercato elettrico in termini di unicità. Perché appare così drammatico importare, ma è più corretto dire acquistare, energia dalla Francia? La quale peraltro, avendo scelto la strada del nucleare ha oggi energia da vendere, ma domani dovrà sopportare tutti i problemi e i costi delle dismissioni e dello smaltimento delle scorie radioattive.Perché non si accelerano i tempi per la costituzione di un Gestore unico europeo della rete, che metta la sicurezza del servizio al di sopra degli interessi nazionali?Questo non vuol dire non porsi il problema dell’autosufficienza, ma inquadrarlo in un contesto europeo ponendosi obiettivi più avanzati, invece di drammatizzare, come fa il governo Berlusconi, per favorire il ritorno al carbone o al nucleare.I DATI ENERGETICI DELLA SICILIALa Sicilia è anch’essa parte della rete europea, ma vive una condizione che le fa subire solo gli aspetti negativi (es. tagli dovuti al razionamento nazionale di luglio pur avendo energia sufficiente ai suoi fabbisogni e fornendo, in quel momento, alla rete nazionale, il massimo dell’energia esportabile) finché non sarà attuato il raddoppio del collegamento sullo stretto di Messina. I tempi previsti dal Gestore della rete per la sua realizzazione sono eccessivamente lunghi, il Pear dovrebbe prevederne l’accelerazione.Tuttavia la situazione energetica dell’Isola, sotto l’aspetto quantitativo, con una esportazione costante di circa 650 MW, una potenza elettrica installata di circa 5000 MW (di cui circa 680 MW idroelettrici, compreso ripompaggio,e circa 800 MW a metano tra turbogas e cicli combinati), a fronte di una punta storica di richiesta dell’utenza siciliana di 3000 MW (21/2/2003), può farci affermare che non occorre più costruire grandi impianti in Sicilia, anche in una prospettiva di maggiori richieste derivanti da un auspicabile incremento dello sviluppo.Gli stessi consumi futuri vengono valutati in Enel in crescita annua del 2,5% in Sicilia (3% in Italia). Inoltre è prevista l’introduzione delle tariffe multiorarie per l’utenza di massa dal 2004 con il completamento del piano di sostituzione dei misuratori in atto presso tutte le utenze. Ciò inciderà sulla curva della domanda di energia elettrica abbassandone la punta, pur in presenza di maggiori consumi. Questo aspetto va pure sottolineato nella valutazione della situazione energetica nazionale.Il processo di metanizzazione in corso (in atto metanizzati circa 110 comuni) non ha ancora comportato riflessi percettibili sui consumi elettrici. E’ auspicabile che i consumi di gas naturale possano aumentare, attraverso il completamento della rete di distribuzione ed in virtù delle migliori prestazioni e minori costi, ma anche per l’abbattimento dell’impatto ambientale, del gas naturale rispetto a carbone o derivati dal petrolio, e con apposite campagne di informazione ed assistenza. La media nazionale dei consumi di gas supera il 30% del totale di tutte le fonti.Non ci sono in atto richieste di autorizzazione per la costruzione di nuovi grandi impianti termoelettrici di tipo tradizionale. Mentre non è ancora conclusa la vicenda del possibile utilizzo dell’orimulsion presso le centrali Enel di Termini I. e Edipower di S. Filippo del Mela. E’ già stato avviato l’iter per la realizzazione di quattro termovalorizzatori di rifiuti solidi urbani che a regime (entro il 2006) renderanno disponibili circa 180 MW. Sono installati, o autorizzati impianti eolici per 673 MW.Non sono in grado di valutare l’apporto energetico che potrà venire dall’attuazione dell’Apq sull’energia che impegna 88 milioni di euro a sostegno di progetti di enti locali ed ex municipalizzate relativi a: autoproduzione da fonti rinnovabili, reti metano, razionalizzazione risparmio energetico, autobus a metano, campagne di sensibilizzazione e solare termico. Né possiedo dati aggregati sullo sfruttamento delle energie rinnovabili in piccoli impianti esistenti ne su progetti avviati. In questo campo tuttavia è opportuno ricordare le notevoli difficoltà di accettazione da parte delle popolazioni locali rispetto alla costruzione di un impianto da 24 MW per lo sfruttamento di biomasse che doveva sorgere a Porto Empedocle, poi dirottato a Piazza Armerina e poi arenatosi. Analoghe difficoltà incontrano pure spesso gli impianti eolici per l’impatto paesaggistico che procurano.FONTI RINNOVABILI E SVILUPPOCi sono dunque le condizioni in Sicilia per costruire un Piano energetico ambientale che punti esclusivamente sulle fonti energetiche rinnovabili senza rinunciare ad una via alta di sviluppo dell’economia dell’Isola (esempio di via bassa dello sviluppo è pensare di competere con la Cina). Anzi facendo proprio delle fonti rinnovabili il perno di un nuovo progetto di sviluppo per la Sicilia che parta dalle risorse endogene del territorio, sviluppando tecnologie avanzate nell’industria dei componenti e degli impianti per lo sfruttamento di queste fonti, nella ricerca e sperimentazione delle tecnologie dell’idrogeno e del risparmio.Ovviamente dovremo fare i conti con una fase di transizione che non sarà breve, durante la quale dovrà comunque essere assicurata tutta l’energia necessaria. Con un apporto del metano inizialmente sempre maggiore rispetto all’olio combustibile e, gradualmente la sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili man mano che l’evoluzione tecnologica lo consentirà.Ovviamente ciò richiederà coerenza nelle scelte e nelle strategie della nostra organizzazione in tutte le sue articolazioni.La consapevolezza dell’esigenza di puntare ad un sistema energetico diverso, fondato sulle energie rinnovabili, per fortuna non riguarda più pochi ambientalisti, ma permea ormai da anni gli orientamenti della politica energetica a livello internazionale, comunitario, nazionale e regionale. Anzi, ritengo che la nostra iniziativa, se vuole raggiungere risultati concreti debba partire proprio dalla rivendicazione degli obiettivi già fissati ai vari livelli istituzionali e da quelli poi eventualmente rilanciare. Partiamo dalle normative e dagli obiettivi che le istituzioni nazionali ed internazionali si sono date. E che spesso sono rimaste lettera morta o scontano enormi ritardi.IL QUADRO NORMATIVOA livello internazionale Già nel 1992 nella Conferenza mondiale sull’ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro, vengono condivisi i principi di sviluppo sostenibile, biodiversità, effetto serra. A Kioto l’Italia si è impegnata a ridurre le emissioni dei sei principali gas serra (CO2, CH4, N2O, HFCS, PFCS E SF6) del 6,5% rispetto ai livelli del 1990 (l’Europa dell’8%), entro il periodo compreso tra il 2008 ed il 2012. Obiettivi da raggiungere in particolare attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili ed alla riforestazione su larga scala. Come sapete il protocollo non è stato ancora ratificato degli USA e da altri paesi, mentre in Italia, dove si è deciso di adottarlo comunque, non si è invertita la tendenza, le emissioni dei gas serra sono ancora aumentate, e lo stesso Ipcc (International panel for climate change) ha dovuto rivedere la sua previsione di aumento massimo della temperatura del pianeta da 3 a 6 gradi centigradi alla fine del 2010.Mentre a Goteborg (1999) si poneva l’obiettivo di ridurrele emissioni causa delle “piogge acide” (SOx, NOx, NH3), i G8 di Okinawa 2000 e Genova 2001 sancivano l’impegno dei paesi più industrializzati per lo sviluppo e l’impiego delle fonti energetiche rinnovabili.A livello europeoIl Libro bianco sulle fonti energetiche rinnovabili del ’97 fissa l’obiettivo del raddoppio, entro il 2010, dal 6 al 12% del loro sfruttamento (3 GWp di fotovoltaico, 40 GW di eolico, 100 milioni di metri quadrati di collettori solari).Il Piano d’azione sull’efficienza energetica del 2000 che fissa l’obiettivo di riduzione dell’uno per cento all’anno dell’intensità energetica fino al 2010 ed una serie di azioni per l’incremento dell’efficienza energetica.La Direttiva sull’energia elettrica (in via di ratifica) volta ad incrementare la quota di energia rinnovabile sul totale dei consumi entro il 2010. per l’Italia, compreso l’idroelettrico si dovrà passare dall’attuale 16% al 25%.Infine alcune proposte di Direttive (sulle prestazioni energetiche degli edifici, sui biocombustibili liquidi) e una serie di Programmi di settore (Quinto programma quadro per la ricerca scientifica, Altener II, Save) che confermano l’indirizzo europeo verso la diffusione di tecnologie e metodologie di produzione ed utilizzo di energia a basso impatto ambientale.A livello nazionaleLe leggi 9 e 10 del ’91 che avviano la promozione e la regolamentazione delle fonti rinnovabili e dell’uso razionale dell’energia: norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale, introduzione del marchio “Risparmio Energetico” per elettrodomestici ed impianti di illuminazione, l’incentivazione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, l’obbligo dei Piani energetici regionali, l’individuazione dei Bacini energetici territoriali, l’obbligo di prevedere uno specifico piano relativo all’uso delle fonti rinnovabili nei piani regolatori generali dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti ecc.. Il DPR 412/93 per il contenimento dei consumi di energia negli impianti termici degli edifici.Delibera Cipe 137/98 che definisce le linee d’azione per la riduzione dei gas serra ed emana il Libro Bianco sulle fonti energetiche rinnovabili, recependo le direttive europee al 2010 sul raddoppio del contributo delle fonti rinnovabili al bilancio energetico nazionale.Dlgs 79/99 (Bersani) di liberalizzazione del mercato elettrico che all’art.11 introduce l’obbligo per produttori ed importatori di energia elettrica, di immettere in rete una quota minima (incrementabile in relazione agli obiettivi di Kioto) del 2% di energia rinnovabile, creando il mercato dei Certificati Verdi.Dlgs 164/2000 (Letta) di liberalizzazione del mercato del gas che all’art. 16 impone ai distributori la promozione di tecnologie ad alta efficienza e rinnovabili a fini termici in combinazione con il gas naturale (definito nel DM 24 aprile 2001).Il ruolo della regioneDM 24 aprile 2001 per la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali dell’energia elettrica. I distributori di elettricità e gas sono obbligati a conseguire risparmi tali che nel 2006 si dovranno ottenere riduzioni dei consumi di energia pari a 2,9 Mtep/anno corrispondenti ad un abbattimento di 7 Mt di emissioni di CO2 conseguendo in tal modo l’impegno di riduzione del 15% di Kioto. Il ruolo delle Regioni è fondamentale nell’attuazione del decreto.Per il raggiungimento dei loro obiettivi, le aziende potranno acquistare appositi “titoli di efficienza” emessi da società terze specializzate in servizi energetici, creando così anche il mercato del risparmio energetico.Protocollo di intesa della Conferenza dei Presidenti delle Regioni di Torino del 5 giugno 2001, per il cordinamento delle politiche finalizzate alla riduzione dei gas serra nell’atmosfera, dove le Regioni prendono atto della delibera Cipe 137/98 e si impegnano ad elaborare i Piani energetici ambientali regionali entro il 2002 (!).Art.137 della finanziaria 2001 “ulteriori erogazioni in favore della Regione Sicilia” recepito con LR 6/2001 che destina 34,4 Meuro per contributi alle piccole e medie imprese per il contenimento dei consumi e dei costi energetici.L’Accordo di Programma quadro per l’energia, a cui accennavo prima le cui premesse contengono gran parte degli obiettivi da me sin qui elencati.Le linee guida sull’eolico emanate a settembre di quest’anno dall’Assessorato Territorio e Ambiente che, pur con ritardo regolamenta l’installazione di impianti eolici nella regione.Questa lunga elencazione ci da il quadro all’interno del quale si costruisce un Piano energetico ambientale, ciò ovviamente non significa che il Pear che la Regione presenterà presenti automaticamente queste caratteristiche. Anzi, il dibattito attorno alla non privatizzazione della Sarcis potrebbe in realtà nascondere l’idea del governo di volere puntare sul petrolio del sottosuolo siciliano piuttosto che sulle fonti rinnovabili.L’INCIDENZA DEI TRASPORTIIl quadro energetico-ambientale va tuttavia completato valutando l’incidenza del settore dei trasporti, il quale dovrà contribuire per il 30% alla riduzione dei gas serra per il raggiungimento degli obiettivi di Kioto.Da qui l’esigenza di stabilire un intreccio con il Piano regionale dei trasporti, anche questo non ancora redatto, mentre in questi giorni è stato definito l’Apq dei trasporti sul quale dovrebbe effettuarsi il Forum del Partenariato sociale. Come per l’energia anche nel caso dei trasporti si definisce l’Apq in assenza del principale strumento di programmazione.Il tema merita un approfondimento specifico con la categoria. Possiamo qui solo accennare ad alcuni aspetti di una politica di sostenibilità del sistema di mobilità e dei trasporti: – internalizzazione nei prezzi d’uso dei cosiddetti costi esterni, in particolare dovuti ad inquinamento e a infortuni che per oltre il 90% sono dovuti al trasporto stradale;- trasporto intermodale per bacini locali attraverso una pianificazione che riduca le percorrenze e privilegi le modalità a minore impatto ambientale (ferrovie, navigazione marittima, trasporti pubblici urbani);- incentivando la produzione e l’uso di carburanti di minore impatto e di veicoli con minori emissioni che utilizzano le migliori tecnologie e anche qui nella prospettiva dell’ idrogeno;LE CARATTERISTICHE DEL PEARE’ facile a questo punto comprendere come, oltre al settore dei trasporti, anche tutti gli altri settori sono interessati dalla pianificazione energetica e ambientale, sia perché da essa devono vedere soddisfatta la loro futura domanda di energia, sia come agenti inquinanti essi stessi.Questa è una delle principali caratteristiche del Piano: la trasversalità rispetto agli altri piani economici settoriali e territoriali. E’ forse questa una delle cause di ritardo da parte dell’assessorato industria nella definizione del Piano, in una Regione nella quale si è pianificato poco e male.La trasversalità del PEAR conferma la sua importanza ai fini della costruzione di un nuovo progetto di sviluppo nella nostra Regione.Altra caratteristica del PEAR è che esso va costruito attraverso sistemi di concertazione territoriale tra le amministrazione ed i cosiddetti stakeholder (stake = posta in gioco; holder = detentore) tutti i soggetti che rappresentano interessi nel territorio (organizzazioni di imprese, sindacati, associazioni ambientaliste, operatori elettrici, consumatori ecc.). Ci aspettiamo quindi una convocazione del Forum del Partenariato sociale, anche in questa fase di costruzione del Piano, che non mancheremo di sollecitare.Ciò, a livello locale si realizza attivando lo strumento di Agenda 21 locale per lo sviluppo sostenibile dalla fase della progettazione, a quella della gestione fino alla valutazione dei risultati. Strumento che avevamo gia indicato nella precedente riunione per l’acqua ed i rifiuti che alla luce del ragionamento che stiamo sviluppando oggi sono tematiche che debbono essere affrontate congiuntamente al Pear, o almeno in maniera coordinata.Il Pear deve individuare i Bacini energetici territoriali, in base alle esigenze dell’utenza, alla disponibilità di fonti rinnovabili, al risparmio energetico realizzabile e alla preesistenza di altri vettori energetici. Insomma le aree più idonee ai fini della fattibilità degli interventi diretti all’uso razionale dell’energia, ed allo sfruttamento delle energie rinnovabili che restano i principali obiettivi del Piano. Ciò consentirà la costruzione dal basso della pianificazione energetico-ambientale locale, superando il livello comunale, e, come per l’acqua e i rifiuti, maggiore ruolo assumerà la Provincia. La frammentazione farebbe scadere la qualità dei Piani energetici territoriali e realisticamente finirebbe con limitare la loro definizione alle sole grandi città.In questo contesto vorremmo sapere che fine ha fatto il progetto dell’Enea di realizzare in Sicilia un impianto solare termodinamico da 150 MW, dal costo di 400 Mld di vecchie lire, con la collaborazione dell’Enel. Uno dei tanti proclami del nostro Assessore Noè svanito nel nulla.Tuttavia il progetto esiste era stato presentato dal premio Nobel Rubbia e dovrà diventare il punto caratterizzante del Piano energetico ambientale siciliano.

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