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RAPPORTO CERDFOS ECONOMIA, OCCUPAZIONE, FINANZE: SINTESI

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Catania, 25 marzo – E’ un economia siciliana in affanno quella che emerge dal Report del Cerdfos, il centro  studi della Cgil Sicilia, presentato nell’ambito del congresso regionale del sindacato. E drammatico è il quadro occupazionale, con 160 mila posti di lavoro venuti meno dal 2008 al 2013, oltre 500 mila Neet nella fascia d’età
compresa tra i 15 e i 34 anni, un tasso di disoccupazione al 21%,  12 mila giovani che ogni anno emigrano. In questo contesto si inserisce la crisi finanziaria della regione, che da 10 anni viaggia con un deficit medio annuo di 1 miliardo. Tra il 2008 e il 2013 l’economia siciliana è arretrata di quasi 15 punti percentuali. Tra il 2007 e il 2013 gli investimenti sono calati del 32% contro il dato italiano del 27,7% e i consumi delle famiglie hanno registrato un -12% nel periodo 2008/2013. A dimostrare le difficoltà delle famiglie anche il cedimento della spesa media mensile, calata tra il 2007 e il 2012 del 7,7% , passando da 1.764 a 1.628 euro. In questi anni l’industria (manifatturiera e costruzioni) ha perso il 30% del valore aggiunto. Tra il 2007 e il 2013 le imprese attive sono calate del 5, 2% (- 20.625 unità). Secondo il Cerdfos “recuperare il terreno perduto non sarà facile”, anche per la struttura del sistema industriale fatto di piccole imprese che non fanno sistema. “Siamo un’economia di domanda – sostiene il centro studi della Cgil – alle cui sollecitazioni il sistema produttivo locale è sempre meno in grado di dare segnali di coerenza”. Sul fronte del lavoro, il 17% della disoccupazione nazionale tra il 2008 e il 2013 si è registrata in Sicilia. Eppure la percentuale di persone in cerca di lavoro nello stesso periodo è stata solo del 48,5% contro l’84% dell’Italia, scarto che, secondo il Cerdfos, va spiegato con la scarsa qualità della offerta e con la mancanza di politiche attive del lavoro, cose che configurano un sistema incapace di offrire opportunità di lavoro nelle fasce tra i 25 e i 44 anni. I dati peggiorano  in riferimento alle donne. In Sicilia infatti il tasso di occupazione maschile al 2013 risulta pari al 51,9% (64,8% quello nazionale), quello femminile al 27,1%  (46,5% quello nazionale). Entrambi gli indicatori sono in calo rispetto agli anni precedenti. Se si considera il tasso di occupazione medio, pari a 39,3%, il gap con il resto del Paese (55,6%) è di 16,3 punti percentuali. Per essere colmato, secondo il Cerdfos, occorrerebbe creare 540 mila nuovi posti di lavoro. Quanto al tasso di disoccupazione, la Sicilia, con il 21% (+1,4% rispetto all’anno precedente ) nel 2013 è seconda solo alla Calabria.  In Italia dal 2008 al 2013 il tasso di disoccupazione è cresciuto dal 6,7% al 12,2%, in Sicilia dal 13,8% al 21%. E aggiungendo gli “scoraggiati”, con il cosiddetto tasso di disoccupazione corretto si arriva per l’Isola al 34%. Nell’industria , tra il 2008 e il 2013  sono andati perduti 82 mila posti di lavoro, 59 mila dei quali nelle costruzioni; inoltre 8 mila nell’agricoltura, 70 mila nei servizi. Conferma la crisi dell’apparato produttivo anche l’andamento della cassa integrazione, che ha registrato nel 2013 la flessione del 7,7%, imputabile al calo delle ore straordinarie e in deroga (rispettivamente – 11,6 e – 12,1%), con la crescita della Cig ordinaria del 6,8%. In questo contesto si inserisce la crisi finanziaria della regione, i ritardi nella spesa per investimenti e l’incapacità di imprimere una svolta alle politiche di bilancio. La regione gestisce sulla carta un bilancio di oltre 22 miliardi contro i 23,2 della Lombardia che ha il doppio degli abitanti della Sicilia e un’economia che rappresenta il 25% del Pil nazionale , contro il 5,5% della Sicilia. A fronte di entrate effettive per circa 15 miliardi  la sua capacità di spesa si è attestata a circa 14 miliardi per la spesa corrente e a 2 per la spesa in conto capitale, con un tasso di attivazione finanziaria di quest’ultima di appena il 17%.  In un decennio (2002-2011) le entrate finali della Regione sono state 167 miliardi a fronte di spese per 178 miliardi, con un deficit medio annuo dunque di 1 miliardo. Per il Cerdfos “sarà sempre più arduo predisporre bilanci senza un sistema economico che genera entrate”. Per la Cgil occorre agire sul recupero di 20 miliardi di evasione fiscale annua, rinegoziare l’articolo 36 dello Statuto affinchè all’isola restino parte delle imposte di produzione, combattere il sommerso e il lavoro nero. La Cgil stima 300 mila persone nell’area del sommerso, con un mancato gettito Irpef per 700-800 milioni di euro ogni anno.
  2014 Da.C.

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