Casa: Cgil Sicilia, rilanciare centri storici e periferie urbane per dare risposte in termini di abitazioni e di lavoro. Più case popolari anche con i beni confiscati alle mafie. La Cgil lancia vertenza con Regione e Anci

Catania, 18 gen- La Cgil apre con la Regione e con l’Anci la vertenza casa- territorio- ambiente, con una piattaforma rivendicativa che mette assieme i temi dell’abitare, quelli della salvaguardia del territorio e quelli del lavoro. L’iniziativa è stata lanciata oggi a Catania nel corso di un convegno. “In un contesto critico come quello siciliano- ha detto il segretario generale della Cgil regionale, Michele Pagliaro – la questione dell’abitare assume un significato particolare. Sotto una stessa voce ci stanno infatti un diritto fondamentale, l’impulso che una politica adeguata può dare a un settore anticiclico come l’edilizia, la tutela e la salvaguardia del territorio con tutto ciò che può significare in termini di occupazione. Per questo- ha sottolineato – puntiamo a una contrattazione multilivello su questi temi, mirando allo sviluppo e al rilancio dei centri storici, delle periferie e delle aree urbane e contemporaneamente a ridurre il consumo del suolo, attivando anzi processi di rigenerazione”. Secondo i dati forniti da Salvatore Lo Balbo, responsabile del dipartimento territorio della Cgil Sicilia, nella relazione di apertura, “la Sicilia è una delle regioni che con un +7,18% ha contribuito di più al consumo di suolo. In generale, in
Italia, dal 1950 al 2011 la popolazione è cresciuta del 28% ma la cementificazione del 166%. Nonostante questo- ha rilevato- ci sono milioni di persone, anziani, giovani, famiglie, per cui la casa e un abitare dignitoso non sono garantiti”. Lo Balbo ha rilevato che “in Sicilia 130 mila degli oltre 1,7 milioni di edifici a uso abitativo sono vuoti o inutilizzati. Ad essi vanno aggiunti gli immobili pubblici oggi ampiamente sottoutilizzati”. In questo contesto l’obiettivo, per la Cgil, deve essere “fare rivivere i centri storici e recuperare le periferie con l’adozione di provvedimenti adeguati affinchè non si continui a consumare suolo, a lasciare abbandonati immobili pubblici e privati ma anche – ha sottolineato Lo Balbo – a non utilizzare l’immenso patrimonio immobiliare sequestrato o confiscato alle mafie”. Al dicembre 2015 i beni immobili confiscati in via definitiva risultano essere, secondo i dati del ministero della Giustizia, 5.000 e 153.397 i beni e beni immobili sequestrati, escluso di terreni. Il 50% di questi è in Sicilia. “Quella dei beni confiscati- ha rilevato Pagliaro – è una partita che si scontra con un quadro normativo piegato sul diritto fallimentare col risultato dell’allungarsi infinito dei tempi tra sequestro e assegnazione che fa passare il messaggio che lo Stato non riesce a gestire questi immobili. Questo non è accettabile”. La Cgil propone che “visto il complessivo fallimento gestionale il patrimonio immobiliare sottratto alla mafia venga gestito tramite gli ex Iacp o le società immobiliari pubbliche creando una sinergia operativa tra gli uffici misure di prevenzione dei tribunali e l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc)”. Ma anche l’accelerazione e l’incremento delle attività di ristrutturazione, rigenerazione ed efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico e dei quartieri relativi. L’incremento di offerta di case popolari, per il sindacato, oltre che attraverso i beni confiscati, può essere ottenuto con l’acquisizione di immobili sul mercato. La Cgil sollecita inoltre piani di decementificazione di tutte le aree sensibili e fragili del territorio. Pagliaro ha ricordato che “in Sicilia ogni anno si contano 34 mila frane di cui 22 mila attive, che richiamano all’esigenza di interventi di salvaguardia del territorio”. “La Sicilia -ha aggiunto il segretario della Cgil- ha un’enorme patrimonio di risorse umane, dai forestali, ai lavoratori dell’edilizia e degli enti di servizio
all’agricoltura, che possono essere utilizzati in coerenza con gli obiettivi che segnaliamo”. Per la Cgil, al vertenza lanciata oggi a Catania, “ è una vertenza dunque che mette insieme gli interessi di chi lavora e quelli dei cittadini interessati a vivere in un’area urbana non degradata, sicura e a costi proporzionati al reddito di un lavoratore dipendente, di un pensionato o di un giovane che decide di staccarsi dalla famiglia”.
2018 dac

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