Teatro Vittorio Emanuele di Messina: Fp Cgil Sicilia, no al taglio di 885 mila euro nel Def

Palermo, 17 aprile- La Fp Cgil Sicilia contesta il taglio  nel Def di 885 mila euro dei fondi destinati al Teatro Vittorio Emanuele di Messina  e insieme alla Fp della città sollecita  un’ audizione ai presidenti delle Commissioni Cultura e Bilancio dell’Ars, per chiedere  le risorse necessarie  al funzionamento del Teatro, “evitando il rischio di licenziamenti  e di chiusura  del teatro”. Frattanto il sindacato ha proclamato lo stato di agitazione delle maestranze e chiede ai deputati messinesi di opporsi a quello che viene definito “uno scippo ai danni della città”. La Fp Cgil chiama in causa  anche l’Assessore  Regionale al Turismo, Sandro Pappalardo  chiedendogli il rispetto degli  impegni assunti con i sindacati il 24 gennaio del 2018,  alla presenza di alcuni Consiglieri Comunali , deputati regionali e il Sindaco del Comune di Messina, oper il rilancio del teatro.  “Ancora – dicono Clara Crocè, segretaria regionale Fp Cgil di Messina e Francesco Fucile, segretario generale della Fp di Messina- non abbiamo visto alcuna azione positiva da parte del governo per contrastare la grave crisi finanziaria dell’Ente Teatro, gli impegni assunti sono rimasti lettera morta .  Tra questi  c’è“la redazione della dotazione organica e il relativo inquadramento del personale, atto fondamentale per il superamento di alcuni vincoli per l’erogazione del Furs (fondo unico regionale spettacolo) e per la mobilità del personale presso altri Enti della Regione.  Ma anche la liquidazione del Furs per l’anno 2017- ricorda la Fp- e la  verifica della possibilità di far accedere il Teatro al mutuo decennale per il ripianamento dei debito, il recupero di finanziamenti per far ripartire l’attività di produzione del Teatro . Inoltre l’apertura di un tavolo tecnico per la stabilizzazione dei precari. Il teatro Vittorio Emanuele- conclude la Fp- rappresenta un importante occasione di cultura ma anche di occupazione per la città di Messina: chiediamo al Governo soluzioni che possano rilanciarlo e non scelte destinate ad affossarlo ulteriormente”.
2018 dac

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