Congresso Cgil Sicilia: Pagliaro, “Noi sentinella di legalità”

Palermo, 10 nov- Lotta a una mafia che cambia volto, lotta alla corruzione, ruolo del sindacato che vuole proseguire col suo compito di “sentinella  della legalità” nei luoghi di lavoro e che punta a “riconquistare il controllo sociale del territorio”, togliendolo alla mafia. Se ne è parlato nell’ambito della tavola rotonda “Vogliamo tutta un’altra Italia, libera dalle mafie e libera dal lavoro sfruttato”, moderata da Luciano Silvestri, responsabile Sicurezza e Legalità per la Cgil nazionale, nel terzo e ultimo giorno del congresso della Cgil siciliana. Sono intervenuti Rosy Bindi, presidente della commissione nazionale antimafia nella XVII legislatura,  Vito Lo Monaco, presidente del centro studi Pio La Torre, Roberto Scarpinato, procuratore generale della Repubblica a Palermo, il giornalista Felice Cavallaro e il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro. Il procuratore Scarpinato, raccontando di un giovane che gli chiedeva provocatoriamente  perché a fronte del lavoro precario e della mancanza di diritti la “vostra” cultura della legalità  dovrebbe costituire un valore per lui e per la sua generazione,  ha detto che “la cultura della legalità deve dare risposte reali ai giovani costretti oggi ad andare via”. SI è inoltre soffermato sul fenomeno della corruzione definendolo “la vera zavorra per la Sicilia e per l’intero Paese”. “Per combattere la mafia sono stati messi a disposizione strumenti adeguati, chiediamo gli stessi per la corruzione,  ma riceviamo sistematicamente dei no”. Scarpinato ha rilevato che finito il ciclo edilizio  “la mafia, che si trova a raschiare il barile” si è buttata “sulla corruzione avvantaggiandosi dello scudo che la classe dirigente ha costruito per se stessa”. Vito Lo Monaco ha raccontato dell’attività che ormai da 13 anni il Centro Pio La Torre svolge nelle scuole italiane con i suoi report dai quali si deduce che oggi “l’80% dei giovani ripudia la mafia. Sempre i giovani danno un giudizio negativo sulla politica e sui governi nazionale e regionali”. Ha inoltre parlato dell’antimafia “di cartone” , “esibita” che a suo avviso ha fatto un gran danno e che è cosa ben diversa dall’ antimafia concreta quella   di chi la pratica e ne diffonde i valori.  E una serie di esempi concreti di antimafia sono stati portati dal giornalista Felice Cavallaro che si è unito nel rifiuto di ogni retorica e catechismo antimafia . Cavallaro  ha detto che dei problemi dell’antimafia per fare carriera, per fare lobby si parlava già nell’87, e oggi se ne riparla con “l’imbarazzo di chi ha il morto in casa”, con evidente riferimento al caso Montante.. Con Rosy Bindi si è parlato del decreto sicurezza e della “riforma frettolosa del codice antimafia che è stata fatta da parte di un governo Giano Bifronte – ha detto-  che ha colto la prima  occasione per introdurre la vendita ai privati dei beni confiscati. Mi meraviglia- ha aggiunto – che l’altra faccia di Giano non faccia la crisi di governo”. Bindi ha inoltre detto che il movimento antimafia è nato in un momento in cui la mafia era diversa, adesso si è inabissata . “Ora occorre costruire una coscienza antimafia- ha sottolineato- contro una mafia che esiste non esistendo”.  Per Bindi “il consenso alla mafia si spiega con i diritti negati con la cittadinanza negata”. Michele Pagliaro ha ricordato la lezione di Pio La Torre e sottolineato che nel contratto del Governo del cosiddetto cambiamento la parola mafia non c’è. Ha poi fatto un richiamo alla responsabilità collettiva nella lotta contro la mafia e rivendicato con orgoglio che nelle recenti inchieste in Sicilia non risulta coinvolto nessun dirigente della Cgil.
2018 dac

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