Lavoro: Papino elettrodomestici chiede cigs per 218 lavoratori di Sicilia e Campania dopo averne licenziati, due giorni prima, 56. Sindacati chiedono tavolo ministeriale sulla vertenza e ritiro licenziamenti

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Palermo, 31 ottobre- La Papino Elettrodomestici ha avviato la procedura per la concessione della Cassa integrazione straordinaria per fine attività per 218 lavoratori dei punti vendita della Sicilia e della Campania con l’eccezione di quelli di Belpasso, Gela, Misterbianco e San Giovanni La Punta. Due giorni prima di presentare il concordato preventivo presso il Tribunale di Catania, il 18 settembre, la società ha peraltro licenziato 56 lavoratori su un esubero dichiarato di 87 dipendenti. Un comportamento definito incongruente da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs siciliane da parte di un’azienda che “ha completamente ignorato- scrivono in una nota Stefano Gugliotta della segretria Filcams Sicilia e Joice Moscatello della Filcams Nazionale- la richiesta sindacale di far ricorso agli ammortizzatori sociali”. Sulla vertenza Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs nazionali hanno già chiesto l’incontro per l’esame congiunto presso il ministero del lavoro. E annunciano che chiederanno anche il ritiro dei licenziamenti .“Gugliotta e Moscatello sostengono che “avere licenziato, ignorando la richiesta sindacale di ammortizzatori sociali, per chiedere dopo due giorni la Cassa integrazione straordinaria suona come beffe che si aggiungono al danno per 56 famiglie siciliane”. “ Papino Elettrodomestici- aggiungono- che non ha mai fornito i dati essenziali per verificare lo stato di crisi, mentre chiede la cigs per fine attività, dichiara peraltro ai sindacati di avere avviato trattative con vari competitor del settore per la cessione dei rami d’azienda. Al ministero- concludono- chiederemo dunque anche che si adempia al dettato della legge 428/90 che prevede specifiche garanzie di continuità occupazionale per i lavoratori presenti nei rami d’azienda ceduti. Vigileremo dal canto nostro, assieme agli altri sindacati, affinché ai lavoratori sia garantita la continuità occupazionale”.
2019 dac