In breve

Sicilia: economia e occupazione in difficoltà. La Cgil presenta uno studio e chiede di ripartire da investimenti, politiche attive del lavoro e rilancio di turismo e servizi,

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Palermo, 26 marzo-  Calo dei consumi di circa il 10%, diminuzione degli occupati, soprattutto donne e giovani nei servizi, turismo e commercio, calo netto dei contratti a tempo determinato ma anche dimezzamento delle assunzioni nelle grandi realtà aziendali, sostanziale tenuta dell’occupazione a tempo indeterminato grazie all’uso massiccio di ammortizzatori sociali e al blocco dei licenziamenti. E’ la fotografia della Sicilia nel periodo del Covid19  che emerge dallo studio “Il  mercato del lavoro siciliano nel contesto post -emergenziale: andamenti e proiezioni” realizzato dall’associazione “Lavoro & Welfare” e presentato oggi dalla Cgil regionale. “Un’analisi- ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia- Alfio Mannino- che ci dà un’indicazione di lavoro, segnalandoci da dove ripartire, cioè dal turismo, dai servizi e dalle infrastrutture, investendo per valorizzare il nostro patrimonio , determinando condizioni che assicurino la sicurezza sanitaria e superando problemi storici come ad esempio la stagionalità dei flussi. Ma anche dai settori produttivi- ha aggiunto- già in forte crisi anche in periodo pre- covid come segnalano i dati sugli ammortizzatori sociali ”.  Per la cassa integrazione in deroga si parla di 40 milioni di ore autorizzate  nel 2020, di cui 35 milioni nel settore del commercio con i numeri più elevati a Palermo, Catania e Messina. “Ci si è trovati di fronte  a una grave emergenza- afferma Mannino- ma per ripartire occorre ora indirizzare bene gli investimenti e mettere in campo politiche attive del lavoro che puntino innanzitutto sulla formazione e riqualificazione  dei lavoratori pensando ai processi di transizione ecologica ed energetica e alla riconversione in chiave green dell’economia”. “Da un lato serve la riforma degli ammortizzatori sociali- ha rilevato Monica Genovese, della segreteria regionale Cgil- ma insieme anche una rivisitazione delle politiche attive sotto il segno dell’inclusione e investimenti per creare lavoro.  Purtroppo le politiche attive messe fin qui in campo- ha aggiunto-  non hanno dato i  frutti sperati. Va in questo contesto sottolineato che la riforma dei servizi per l’impiego ormai non è più rinviabile”.
Guardando all’andamento del Pil si capisce del resto come “la pandemia- ha rilevato Mannino- abbia assestato un duro un colpo a un sistema già in forte difficoltà, che aveva perso tra il 2008 e il 2014  ben 14,9 punti percentuali e non è mai riuscito a ottenere un recupero significativo”. Lo studio presentato oggi, dà conto delle misure di tutela sociale che sono state imponenti in Sicilia, vista la situazione particolarmente critica. Il 2019 già non era andato bene per quanto riguarda l’occupazione in Sicilia, calata del 6% rispetto all’anno precedente (Italia +1,1%). Nel primo semestre il numero degli occupati è sceso di 34 mila unità, il tasso di occupazione è sceso di 0,7 punti percentuali attestandosi al 39,8% (media nazionale 58%).  “Si è maggiormente evidenziata la fragilità di alcuni settori- ha osservato  Mannino-  e con essa la precarietà del lavoro e di soggetti come le donne e i giovani. Già da prima del Covid come Cgil avevamo sollevato questi problemi. Dopo l’emergenza ci auguriamo che la politica si renda conto che non si deve necessariamente toccare il fondo per intervenire”. Lo studio evidenzia che in termini assoluti i contratti hanno segnano nel primo semestre del 2020 un – 40% rispetto allo stesso periodo del 2019. L’abbassamento più consistente ha riguardato  le assunzioni con contratto intermittente, in somministrazione  e a termine, quelli che riguardano maggiormente donne e giovani. I servizi privati hanno registrato un calo di assunzioni pari quasi al doppio a quello dell’industria, le aziende con circa 100 addetti hanno dimezzato le assunzioni. In questo contesto il tasso di occupazione femminile è sceso del 2%, la disoccupazione si è attestata al 22,7%, mentre il 65% degli inattivi sono oggi donne.

Covid e mercato del lavoro siciliano

La Sicilia, rileva lo studio, è la settima regione per contagi sul territorio nazionale e le province più colpite sono state Palermo e Catania.
Per quanto riguarda i dati del contagio dal punto di vista del lavoro, l’Inail riporta che al 31 dicembre 2020 le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 sono stati in Sicilia 3.501 su un totale nazionale di 131.090, pari al 2,7%. Le denunce cui è seguito decesso sono state 15 sul totale nazionale di 423 (3,5%). La percentuale di donne contagiate , secondo i dati Inail , è ii 52,9% contro il 47,1% di uomini. Il 48,2% del totale dei contagiati è nella fascia d’età tra 50 e 64 anni, seguita dal 34,8% tra i 35 e i 49 anni. Tra i sanitari i più colpiti sono gli infermieri (88,45), il 2,7% fisioterapisti e il 23% tecnici di radiologia. Tra i medici il 50% dei contagiati sono medici generici, internisti, anestesisti e rianimatori, cardiologi. Il 93% delle denunce ha riguardato le gestione industria e servizi. I 2/3 del totale dei decessi è costituito da professionalità sanitarie o da impiegati

Il lockdown

Le chiusure di aprile hanno riguardato il 44,2% delle unità locali, il 37,1% degli addetti e il 32% del fatturato sulle attività economiche rilevate (dato nazionale 43,6%).
Per quanto riguarda lo smart working “sono emerse differenze significative tra Nord e Sud- rileva lo studio- nella capacità di convertire il lavoro dei servizi pubblici in lavoro agile: la quota di lavoratori in lavoro agile nella pubblica amministrazione, nel Mezzogiorno, è stata inferiore a quella del Centro e a quella del Nord di oltre 10 punti percentuali”. Nel settore privato la differenza è stata inferiore con la creazione di un disavanzo di genere. Le donne, infatti, hanno superato di tre punti percentuali gli uomini.

Sussidi

Secondo i dati dell’Anpal la Sicilia è la seconda regione d’Italia per beneficiari del reddito di cittadinanza (203.921 su un totale di 1.025.124), dietro alla Campania. Nel Sud in genere risiede il 68,4% dei beneficiari di questo sussidio.
Seconda, l’Isola, anche per quanto riguarda il reddito di emergenza anche stavolta dopo la Campania, con una percentuale rispetto al totale nazionale del 15%. A quest’ultimo riguardo le richieste accolte sono state oltre il 63% di quelle presentate. “Confermando così- commenta Monica Genovese, della segreteria regionale Cgil- il quadro di difficoltà dell’economia reale”

L’impatto del Covid sul settore dei servizi

E’ uno dei settori che hanno più risentito dell’emergenza sanitaria, con le chiusure di attività e le limitazioni negli spostamenti con  conseguenze  su viaggi, trasporti, servizi ricettivi e commercio al dettaglio. Il settore ha perso un 8,1% di occupati. Il traffico passeggeri è crollato in tutti gli aeroporti sciliani: Catania ha segnato  un -62% dei transiti, Palermo -58,8% e Trapani -52,2%.

Cigs

Tra il 2019 e il 2020 il ricorso alla cassa integrazione straordinaria è fortemente aumentato. Di oltre 9 milioni di cigs autorizzate sul territorio regionale, più di 7,5 milioni sono da attribuire alle città di Palermo e Catania. Nella sola industria sono state autorizzate 6 milioni di ore di Cigs con un +1453,53%. Nel settore del commercio i  numeri più alti si riscontrano ad Agrigento (+824,23%)

Le imprese

I 43% delle aziende esaminate in Sicilia a un rating fortemente critico ( la percentuale più alta tra le regioni italiani)

I soggetti più vulnerabili

Sul mercato del lavoro siciliano  i soggetti più fragili sono le donne e chiunque lavori con contratto a tempo determinato . Il tasso di disoccupazione femminile è al 22,7% (19% quello generale). Il 65% degli inattivi é donna.
Per quanto riguarda i giovani lo studio evidenzia ottimi risultati della seconda fase di garanzia giovani. I giovani presi in carico in Sicilia sono l’80% di quelli che hanno presentato istanza. La Sicilia ha una dotazione finanziaria di 180 milioni di euro. Chiaramente il lockdown ha influito sulle attività, ridottesi quasi a zero.
2021 dac